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Bronzi di Riace ...Augusta, la storia continua

2000 anni nei fondali di Brucoli, il mare di Augusta, e pochi mesi nei fondali di Riace in Calabria.
Questo il risultato della Ricerca presentata il 12 dicembre e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica "Italian Journal of Geosciences" sui Bronzi di Riace.
L'ipotesi siciliana di cui si parla da tempo e che Don Palmiro Prisutto, Rettore del Santuario dell'Adonai e già Parroco della Chiesa Madre di Augusta, mi aveva segnalato negli articoli del "Siracusa post" e della " Gazzette siracusana", è uscita vittoriosa dallo Studio.
Si riapre la storia delle archeomafie: " le due statue sarebbero state recuperate da esperti palombari già alla fine degli anni '60 in fondali molti profondi ( oltre 70 metri) a Brucoli,  insieme ad altre statue e poi nascoste e rivendute ad archeotrafficanti calabresi.." riporta il "Siracusa post".
Allo studio, molto approfondito, coordinato dal Prof. Rosolino Cirrincione, direttore del Dipartimento di Scienze geologiche dell'Università di Catania, hanno partecipato ben 6 Università ( Catania, Ferrara, Cagliari, Bari, Pavia e Calabria) e le sostanze studiate ( patine, concrezioni) sulla superficie delle statue, hanno portato al risultato a favore dell'ipotesi siracusana.
Ancora una volta il nostro passato parla.
Geologi, archeologi, storici, paleontologi, biologi marini... si sono chinati su quei capolavori che hanno continuato a parlare, a raccontare la loro storia.
Quei guerrieri non vogliono stare zitti.
La loro straordinaria e intatta bellezza non si è piegata alle Mafie.
Hanno fatto sentire la loro voce.
I risultati della ricerca " L'ipotesi siciliana sull'origine dei Bronzi di Riace" sono stati presentati al Teatro Comunale di Ortigia, dove ha parlato il Prof. Anselmo Madeddu, ideatore dell'ipotesi siracusana,  già avanzata da altri studiosi gli archeologici americani Ross Holloway e Marguerite McCann tra il 1988 e il 1991, seguita da una tavola rotonda sulle Archeomafie.
La bella terra di Sicilia, che nasconde spesso mafie e soprusi, non abbassa la voce della  legalità e della giustizia.
Come la voce di Don Palmiro Prisutto che ha sempre denunciato i danni delle industrie del Petrolchimico nel triangolo Priolo Siracusa Augusta, che ha provocato migliaia di morti di cancro.
Don Palmiro continua, ogni 28 del mese, dal Santuario dell'Adonai a tenere una messa dove vengono letti i nomi dei morti per cancro, la sua voce continua a farsi sentire, continua a denunciare, continua a dire che si può fare in un altro modo, che le industrie possono usare strumenti che impediscono un tasso di inquinamento così alto, che non può sussistere il ricatto lavoro o fame.
Il mare che lambisce Augusta vuole essere libero dall' inquinamento, come l'aria, nella silenziosa carezza e straordinaria bellezza dell'Etna.




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