Attraverso Ponte Garibaldi, lasciando Piazza Belli, Viale Trastevere, il passo rallenta: la bellezza del tramonto, le luci che si riflettono sull'acqua, la notte che sta arrivando, gli alberi, in fila uno dopo l'altro, che sembrano guardare il Tevere, riescono proprio a fermarmi. Penso che vivere a Roma è una delle più grandi fortune che possa capitare nella vita: Roma accompagna la libertà nel raccontare la bellezza. Mi fermo e mi appoggio alla balaustra del ponte. Accanto a me una coppia di ragazzi si ferma. Lei ha il viso regolare, gli occhi scuri e profondi hanno ancora bagliori infantili, i capelli castani, quasi ramati, si appoggiano alle spalle seguendo una linea flessuosa, si appoggia a lui alto, dinoccolato, un pullover azzurro mette in risalto la magrezza, gli occhiali sottolineano gli occhi chiari, una testa di ricci scuri che muove più volte affondando le dita delle mani. "Tu lo faresti un compromesso?" chiede la ragazza sorridendo. Lui si volta stupito:...
Avevo circa cinque o sei anni, quando mio padre mi insegnò a nuotare, eppure quel giorno è impresso nella mia memoria con una chiarezza indelebile. Eravamo in Brasile, come ho già raccontato su questo blog, dove papà , ingegnere, era andato per motivi di lavoro con mamma, subito dopo sposati. Andavamo spesso nella stupenda spiaggia del Guarujà dove le onde dell'Oceano si formavano al largo infrangendosi sulla riva con fragore e spruzzi ed io mi divertivo ad aspettarle sulla spiaggia. In una di quelle mattine in cui tutto sembra al posto giusto, mio padre decise che era arrivato il momento di insegnarmi a nuotare. Era un grande nuotatore, aveva uno stile perfetto, campione di palla a nuoto, oltre ad essere un rocciatore ed uno sciatore eccellente. Insomma uno sportivo a tutto tondo. Avviandoci verso il mare mi disse di appoggiare la mano sulla sua spalla mentre nuotava per portarmi al largo. Ero tranquilla e senza paura, quelle spalle grandi, per me bambina erano un ...