Il sindaco del Rione Sanità, il film di Mario Martone, non fa rimpiangere Eduardo , ma sicuramente lo fa ricordare. In brasiliano esiste una parola "saudade", l'equivalente della nostra nostalgia, ma, a differenza della parola italiana, "saudade" ha una dolcezza nel suono che allontana qualsiasi malinconia dal significato della parola nostalgia: è il ricordo di una cosa bella. E così è per "Il sindaco del Rione Sanità". Il film, in concorso alla 76° Mostra del Cinema di Venezia, diretto magistralmente da Mario Martone, tratto dall'opera di Eduardo, si avvale di un cast di particolare bravura: Francesco Di Leva, un incisivo Antonio Barracano, il Sindaco che redime le controversie del suo rione con la saggezza datagli dalla scuola della vita che non è stata semplice per lui, Massimiliano Gallo, un misurato e bravissimo Don Arturo, il padre che il figlio Rafiluccio Santaniello (Salvatore Presutto) vuole uccidere, ma bravi tutti: Daniela Ioia, la moglie di Barracano...Napoli e il Vesuvio, che incombe sulla casa di Barracano, attraversano tutto il film con l'ambiguità propria della città, con la sua bellezza e vitalità, una Napoli moderna, un Barracano quarantenne che parla con la saggezza del sessantenne Eduardo (quando scrisse la pièce Eduardo aveva sessanta anni) con lo sguardo acuto rivolto alla vita. Di Leva esprime al meglio i sentimenti di odio verso l'ingiustizia, ma anche di compassione e di disprezzo insieme verso le ambiguità dell'animo umano come nel caso del voltafaccia di "o Cuozzo (Giuseppe M. Gaudino). Sono uscita dalla sala con negli occhi e nel cuore la netta sensazione di avere visto un gran bel film. Forse nella vita non si sceglie se essere tristi o allegri, simpatici o antipatici, ricchi o poveri, ma sicuramente si sceglie se essere buoni o cattivi.
Percorriamo in bicicletta, Monica ed io, i vialetti di Fregene, alla ricerca della casa di Federico Fellini e Giulietta Masina, in Via Portovenere. Eccola! C'è un pò di emozione in noi, perchè tutto quello che riguarda il grande Maestro emoziona ed immaginare che, in un periodo della sua vita, abbia vissuto in questa casa, passeggiato nel giardino, pensato i suoi magici film, creato i suoi disegni ci fa muovere quasi con circospezione al di là del cancello, come se il Maestro fosse ancora lì e noi lo potessimo disturbare. Federico Fellini e Giulietta Masina misero su questa casa nel 1961, come racconta la stessa Masina a Costanzo Costantini. La grande coppia si innamorò di Fregene verso la fine degli anni cinquanta e decisero di comprarsi la casa dove trascorsero periodi sempre più lunghi. Diventata troppo piccola, perchè "affollata" dai moltissimi amici del mondo del cinema, nel 1966, comprarono un terreno dove costruirono una grande villa a due piani a Via Volosca 1...

Commenti
Posta un commento